elezioni
“Il diritto di voto non rende il cittadino né più intelligente, né più saggio. Né il suffragio universale è il toccasana di tutti i mali. Il congegno elettorale non è che un espediante trovato empiricamente per la prima volta in Inghilterra, mediante il quale la maggioranza degli elettori – del cosiddetto “paese legale” – è chiamata di tanto in tanto a dichiarare se è o no contente dei governanti, e può cambiarli, senza aver bisogno di ricorrere ad atti di violenza rivoluzionaria. Una elezione è una rivoluzione omeopatica, o una rivoluzione risparmiata. E il suffragio universale è semplicemente uno specchio, nel quale si riflette la realtà del momento in cui viene usato. Se gli elettori non conoscono i loro diritti o non sanno che farsene, il suffragio universale produrrà la fine dello stesso suffragio universale. Quando la realtà è barbarica, lo specchio rifletterà una immagine barbarica. La fede nella democrazia rampolla dalla persuasione ottimistica che l’uomo impara a furia di prove ed errori, e se non comincia a provare ed a errare, non imparerà mai; rampolla soprattutto da una robusta fiducia nell’avvennire del proprio paese, e del rispetto che ogni uomo civile deve a se stesso e ai suoi concittadini, anche quando questi sono su una via sbagliata: impareranno sbagliando.
Ma la elezione è un gioco che ha le sue regole. Se una parte dei giocatori o tutti le violano di proposito e se – peggio ancora – il giudice di campo falsifica il gioco, il congegno si mette a funzionar male e alla fine nessuno lo prende più sul serio.
Gaetano Salvemini, 1952