j.g. ballard: condominium
Per tutta la giornata, mentre faceva lezione e pranzava alla mensa coi colleghi, continuò a pensarci. Era come un vaso di Pandora i cui mille coperchi si aprissero, uno per uno, verso l’interno. I veri padroni del condominio, pensava, quelli che meglio si adattavano a viverci, non erano gli estrosi piloti e i tecnici cinematografici dei piani inferiori, né le mogli aggressive e bisbetiche degli agiati inquilini degli ultimi piani. Sebbene a prima vista si avesse l’impressione che fossero loro a provocare tutta la tensione e l’ostilità, i veri responsabili erano i condomini tranquilli e appartati come il dentista Steele e sua moglie. Il condominio stava creando un nuovo tipo sociale, con un carattere freddo, poco emotivo, refrattario alle pressioni sociali della vita collettiva, che non sentiva il bisogno di privacy, come una specie di macchina che si faceva strada, attraverso quella atmosfera neutrale. Erano i tipi che si limitavano a starsene contenti e soddisfatti nei loro lussuosi appartamenti, a guardare la TV tenendo l’audio abbassato, in attesa che i coinquilini commettessero qualche passo falso.
Forse gli ultimi incidenti rappresentavano un estremo tentativo da parte di Wilder e dei piloti di ribellarsi contro quella logica di nuovo tipo. Era triste, ma le loro possibilità di successo erano scarse: proprio perché gli avversari erano gente soddisfatta della vita che conduceva nel condominio. Non avevano nulla contro quell’impersonale panorama di cemento e acciaio, non si lamentavano se i rappresentanti di qualche ufficio statale o i compilatori di dati e statistiche invadevano la loro privacy, e non solo non avevano niente in contrario contro quelle invisibili intrusioni, ma addirittura se ne servivano per i propri scopi. Erano i primi esemplari di un nuovo genere di vita nell’ultimo scorcio del ventesimo secolo. Si adattavano senza batter ciglia al rapido cambiamento di amici e conoscenti, all’assoluta indifferenza nei riguardi degli altri: sentendosi completamente autosufficienti, non avevano bisogno di niente e non venivano mai delusi.
Oppure, le loro necessità reali potevano venire a galla in un secondo tempo. Più la vita del condominio diventava arida e indifferente, maggiori erano le possibilità che offriva loro. Grazie alla sua efficienza, il condominio si assumeva il compito di mantenere la struttura sociale su cui si basava la vita dei suoi abitanti: per la prima volta, annullava in ognuno il bisogno di reprimere qualunque espressione di comportamento antisociale e li lasciava liberi di manifestare tutti gli impulsi devianti o ribelli, che stavano già emergendo come gli aspetti più importanti e interessanti nella vita di ciascun individuo. Sicura dentro il guscio del condominio come i passeggeri a bordo di un aereo guidato da un pilota automatico, la gente era libera di comportarsi come voleva, di esplorare tutti gli angoli più bui che era capace di trovare. Sotto molti aspetti, il condominio era un campione di tutto quanto era stato fatto dalla tecnologia per realizzare l’espressione di una psicologia veramente libera.
straordinaria metafora sociale. da insegnare nelle scuole.