traccetrasparenti: mario’s blog

the answer, my friend, is blowing in the wind…

e’ nero il giacinto

Non era il profumo del giacinto che Amid sognava
nel suo quarto di notte assopito
palme in soccorso
palme ai venti selvatici un po’ uguali a quelli di Calabria
il po’ ché lui rischiasse di pensare
agli agrumi appesi tra le foglie
come gris gris portafortuna per una dignità
da vantare al suo paese essicato come foglia di tabacco
al sole dai confini con fucili.
Non lo racconterà a casa il bracconaggio
di uomini a fiutare la fiera, la pantera
che osava fare del fiato stanco la parola.
Com’erano?, chiederebbe la madre alla busta di stracci
tornata zitta ma truccata di lusso di marchio occidentale.
Com’erano?, chiederebbero i nipoti
le mani sulle orecchie
e sul destino di non poter mai abbandonare
il luogo in cui ha diritto al non ritorno
perfino il migrare di un uccello.
Amid respira a stento e tace l’ira giusta, la rovina
di arance destinate a somigliare
ai seni d’ogni donna nera con creatura
tace del cacciatore di piccola statura analfabeta
che mai neppure era riuscito
ad insegnargli la lingua per esprimersi con senso,
cacciatori senza antenati sepolti in terra di Calabria
se spersi in camposanti con canguri
o di ebbri a tango d’Argentina,
cacciatori con carretto per somari parcheggiato
perfino sulle zebre di un asfalto che fece male
alla faccia premuta a terra con un piede,
Amid non la racconterà la miseria intellettuale sul miraggio
no
sul diritto
no
sul miraggio
per una patetica cenciosa Rosarno
per la prima volta nella Storia a fare voce grossa
tra i fumi della merda degli equini, il marcio degli agrumi,
il culo alla camorra, la fame inverminata: con che vanto?
Non li racconterà a nessuno questi giorni di poveri in battaglia,
li getterà in un pozzo asciutto assieme alla sua busta da viaggio,
saprà probabilmente amare la bellezza di un nero di giacinto
quando il 27 di gennaio il mondo mentirà alla sua Memoria.

“Primi giorni del 2010 – i fatti di Rosarno (Italia) che hanno umiliato l’uomo.”

9 febbraio 2010
Ore 18.00
Colombiera c/o Centro Sociale Carbone
Castelnuovo Magra, Liguria
CONTRO OGNI RAZZISMO
Con
Erri De Luca
Hamid Barole Abdu
Pippo Civati

febbraio 8, 2010 Pubblicato da mariopesce | citazioni, diritti, notizie | , , , , , , | Ancora nessun commento.

le leggi per la Rete

di STEFANO RODOTÀ

L’ITALIA ha scoperto la Rete. Appena ieri era divenuta evidente per tutti la forza di Internet quando proprio da lì era partita l’iniziativa che era riuscita a portare in piazza un milione di persone per il “No B Day”.

Si materializzava così una dimensione della democrazia inedita per il nostro paese. Pochi giorni dopo quell’immagine appare rovesciata. Internet diventa il luogo che genera odio, secerne umori perversi. E questa sua nuova interpretazione travolge quella precedente: il “No B Day” è presentato come un momento d’incubazione dei virus che avrebbero reso possibile l’aggressione a Berlusconi, Internet come lo strumento in mano a chi incita alla violenza.

Conclusione: la proposta di un immediato giro di vite per controllare la Rete, secondo un abusato copione che trasforma ogni fatto drammatico non in un imperativo a riflettere più seriamente, ma in un pretesto per ridurre ogni questione politica e sociale a fatto d’ordine pubblico, limitando libertà e diritti.
Per fortuna, all’interno dello stesso mondo politico è stata subito colta la pericolosità di questa impostazione. Intervenendo alla Camera dei deputati, Pier Ferdinando Casini ha detto parole sagge: “Guai a promuovere provvedimenti illiberali. Le leggi già consentono di punire le violazioni. Negli Usa Obama riceve intimidazioni continue su Internet, ma a nessuno viene in mente di censurare la Rete”. E la finiana fondazione FareFuturo evoca la “sindrome cinese”, la deliberata volontà di impedire che Internet possa rappresentare uno strumento di democrazia. Questi moniti, insieme a molti altri, sembrano aver trovato qualche ascolto, a giudicare almeno dalle dichiarazioni più prudenti del ministro Maroni.

Il tema della violenza è vero, e grave. Ma altrettanto ineludibile è la questione della democrazia. È istruttivo leggere la lista dei paesi che sottopongono a controlli Internet: tutti Stati autoritari o totalitari (con una particolare eccezione per l’India). Questo vuol forse dire che i paesi democratici sono distratti, che si sono arresi di fronte all’hate speech, al linguaggio dell’odio? O è vero il contrario, che è maturata la consapevolezza che la democrazia vive solo se rimane piena la libertà di manifestare opinioni, per quanto sgradevoli possano essere, e che già disponiamo di strumenti adeguati per intervenire quando la libertà d’espressione si fa reato nel nuovo mondo digitale?
Vi è una vecchia formula che ben conoscono coloro i quali si occupano seriamente di Internet: quel che è illegale offline, è illegale anche online. Tradotto nel linguaggio corrente, questo vuol dire che Internet non è uno spazio privo di regole, un far west dove tutto è possibile, ma che ad esso si applicano le norme che regolano la libertà di espressione e che già escludono che essa possa essere considerata ammissibile quando diventa apologia di reato, istigazione a delinquere, ingiuria, minacce, diffamazione. Questo è il solo terreno dove sia costituzionalmente legittimo muoversi, e le particolarità di Internet non hanno impedito alla polizia postale e alla magistratura di intervenire per reprimere comportamenti illegali. Le conseguenze di questa impostazione sono chiare: no alla censura preventiva, comunque incompatibile con i nostri principi costituzionali; no a forme di repressione affidate ad autorità amministrative o riferite a comportamenti non qualificabili come reati; no ad accertamenti e sanzioni non affidati alla competenza dell’autorità giudiziaria.

Considerando più da vicino le peculiarità di Internet, bisogna essere ben consapevoli del fatto che le proposte di introdurre “filtri” all’accesso a determinati siti sollevano un radicale problema di democrazia. Chi stabilisce quali siano i siti “consentiti”? Qual è il confine che separa i contenuti liberamente accessibili e quelli illeciti? Il più grande spazio pubblico mai conosciuto dall’umanità rischia di essere affidato, all’arbitrio politico, che inevitabilmente attrarrebbe nell’area dei comportamenti vietati tutto quel che si configura come dissenso, pensiero minoritario, opinione non ortodossa. E la proposta di vietare l’anonimato in rete trascura il fatto che proprio l’anonimato (peraltro ostacolo non del tutto insuperabile nel caso di veri comportamenti illeciti) è la condizione che permette la manifestazione del dissenso politico. Quale oppositore di regime totalitario potrebbe condurre su Internet la sua battaglia politica, dentro o fuori del suo paese, se fosse obbligato a rivelare la propria identità, così esponendo se stesso, i suoi familiari, i suoi amici a ogni possibili rappresaglia? Non si può inneggiare al coraggio dei bloggers iraniani o cubani, e denunciare le persecuzioni che li colpiscono, e poi eliminare lo scudo che, ovunque, può essere necessario per il dissenziente politico. Anche nei paesi democratici. È di questi giorni la denuncia di associazioni americane per la tutela dei diritti civili che accusano le agenzia per la sicurezza di controllare reti sociali come Facebook e Twitter proprio per individuare chi anima iniziative di opposizione. Non è la privacy di chi è in Rete ad essere in pericolo: è la sua stessa libertà, e dunque il carattere democratico del sistema in cui vive.

Certo, i gruppi che su Facebook inneggiano a Massimo Tartaglia turbano molto. Ma bisogna conoscere le dinamiche che generano queste reazioni, certamente inaccettabili, ma rivelatrici del modo in cui si sta strutturando la società, che richiede attenzione e strategie diverse dalla scorciatoia repressiva, pericolosa e inutile. Inutile, perché la Rete è piena di risorse che consentono di aggirare questi divieti. Pericolosa, non solo perché può colpire diritti fondamentali, ma perché spinge le persone colpite dal divieto a riorganizzarsi, dando così permanenza a fenomeni che potrebbero altrimenti ridimensionarsi via via che si allontana l’occasione che li ha generati.
Solo una buona cultura di Internet può offrirci gli strumenti culturali adatti per garantire alla Rete le potenzialità democratiche continuamente insidiate al suo stesso interno da nuove forme di populismo, dalla possibilità di creare luoghi chiusi, a misura proprie e dei propri simili, negandosi al confronto e alla stessa conoscenza degli altri. Più che misure repressive serve fantasia, quella che induce gruppi in tutto il mondo a chiedere un Internet Bill of Rights o che ha spinto uno studioso americano oggi collaboratore di Obama, Cass Sunstein, a proporre che i siti particolarmente influenti per dimensioni o contenuti debbano prevedere un link, una indicazione che segnali l’esistenza di siti con contenuti diversi o opposti e che permetta di collegarsi a questi immediatamente.

dicembre 19, 2009 Pubblicato da mariopesce | diritti, notizie, politica | , , , , , , | Ancora nessun commento.

Aerlinn in Edhil o Imladris

A Elbereth Gilthoniel,

silivren penna míriel

o menel aglar elenath!

Na-chaered palan-díriel

o galadhremmin ennorath,

Fanuilos, le linnathon

nef aear, sí nef aearon!

novembre 30, 2009 Pubblicato da mariopesce | citazioni, libri | , , , , , , | Ancora nessun commento.

voglio uno sciopero


Voglio uno sciopero in cui trovarci tutti.
Uno sciopero di braccia, di gambe, di capelli,
uno sciopero che nasca in ogni corpo.
Voglio uno sciopero
di operai
di colombe
di autisti
di fiori
di tecnici
di bambini

di medici
di donne.
Voglio uno sciopero grande,
che comprenda persino l’amore.
Uno sciopero in cui tutto si fermi,
l’orologio
le fabbriche
l’impianto
le scuole
il bus

gli ospedali
la strada
i porti.
Uno sciopero d’occhi, di mani e di baci.
Uno sciopero in cui non sia permesso respirare,
uno sciopero in cui nasca il silenzio
per ascoltare i passi
del tiranno che se ne va
.

Gioconda Belli
Poetessa, giornalista e scrittrice nicaraguense. Ha al suo attivo quattro libri di narrativa, nei quali vengono esplorati alcuni temi ricorrenti, come le vicissitudini politiche del suo paese e la lotta sandinista. il femminismo e l’emancipazione della donna, il rapporto tra l’america precolombiana e il Sudamerica attuale, e un certo livello di misticismo. E’ anche autrice di diverse raccolte di poesie, caratterizzate da una poetica sensuale e femminile.(fonte: Wikipedia)

novembre 27, 2009 Pubblicato da mariopesce | citazioni, libri | , , , , , , , | Ancora nessun commento.

buona giornata

novembre 27, 2009 Pubblicato da mariopesce | video | , , | Ancora nessun commento.

un fantasma si aggira per la foresta

…puffi di tutto il mondo unitevi…!

 

novembre 19, 2009 Pubblicato da mariopesce | pensierini, politica | , , , , , , | Ancora nessun commento.

un flash da Sepulveda

Joselito Morales e’ nero come la notte e sicuramente a quest’ora passeggia per le strade dell’Avana con la sua sgangherata valigia di cartone strapiena di avocado. Lui e gli avocado formano una curiosa mescolanza di nero e verde, che spicca sui colori sempre cangianti dei Caraibi.
“Lo sa che tutti i pugili nobili vanno in cielo?” Mi domando’ una sera che eravamo seduti sul Malencon.
“In quale cielo?” gli chiesi io.
“Non nel cielo dei preti, ma in quell’altro, quello che e’ pieno di belle ragazze che non dicono mai di no quando le invitano a ballare. In quel cielo li’ si puo’ bere quanto rum si vuole, e gratis. E’ il cielo dove papa Hemingway accoglie tutti quelli che sono stati nobili.”
Mi piacque l’idea di Joselito e credo in questo cielo.

novembre 18, 2009 Pubblicato da mariopesce | citazioni, libri | , , , | 1 commento

vietato ai minori

Pare che dipenda da una norma di un po’ di tempo fa, di un’epoca in cui non esisteva internet e comunque negli uffici si navigava solo tra le montagne di carta.
Nessuno comunque ha pensato che la norma andava a toccare un principio di trasparenza che dovunque (meno che da noi, evidentemente) sembra essere la norma: quello della conoscenza dei redditi dei parlamentari.
Pare infatti che, applicando la norma anteWeb suddetta, la divulgazione delle dichiarazioni dei redditi dei deputati e senatori sia si’ permessa, ma esclusivamente nel circuito dei film, delle pubblicazioni e dei siti a luci rosse. Essendo appunto la loro lettura vietata ai minori di anni 18.
Tralasciamo le ovvie battute. Dopo i festini a villa Grazioli, le Noemi, le veline e quant’altro, ci mancavano solo i bollini rossi sui redditi dei parlamentari. E capisco che in certi casi possano dare scandalo, ma andiamo…!
Nel frattempo, se qualcuno li vuole conoscere, vada a Roma a Montecitorio, ma mi raccomando non si scordi la carta d’identita’.

(Ho ripreso la notizia da un articolo di Italia Oggi, rimango in attesa di puntuale e sdegnata smentita da parte della PPAA… Almeno lo spero)

novembre 16, 2009 Pubblicato da mariopesce | notizie, politica | , , , , , , , | Ancora nessun commento.

moonlight shadow – mike oldfield & maggie reilly

novembre 2, 2009 Pubblicato da mariopesce | musica, video | , , , | Ancora nessun commento.

siamo in guerra con la svizzera?

articolo pubblicato dal sito di economia e finanza Bluerating Funds & Investments, e riportato da Dagospia:

Dopo le incursioni nelle filiali delle banche elvetiche la situazione diplomatica con la Svizzera è precipitata. Gli abitanti di Chiasso sono chiamati dalle autorità locali a collaborare per smascherare le spie italiane e dalle colonne dei giornali si minaccia il governo Berlusconi: “Se parlassimo, il governo cadrebbe in 24 ore”.

Clima da guerra fredda tra Italia e Svizzera e come nei migliori film hollywoodiani ci sono di mezzo anche le spie.
Gli abitanti di Chiasso, cittadina svizzera al confine con l’Italia, sono stati chiamati ufficialmente a collaborare con le autorità locale per smascherare gli investigatori del Fisco italiano che agiscono sul suolo svizzero.

L’iniziativa del comune ticinese è seguita a diverse segnalazioni su attività d’inchiesta non autorizzate che sarebbero ora in corso nella città.

Ieri il consigliere di Stato del Ticino, il liberale radicale Gabriele Gendotti, ha dichiarato che agenti italiani effettuano operazioni di spionaggio sui treni, ma ha aggiunto di non essere meravigliato dalle incursioni delle Fiamme gialle, giustificate dal bisogno di denaro da parte del governo italiano, alle prese con una grave crisi economica e con un forte indebitamento.

Il consigliere ha puntato il dito contro lo scudo fiscale, che viola le regole della libera circolazione dei capitali e le direttive europee sul riciclaggio di denaro.

Dopo la situazione di aperta tensione con la Confederazione Elvetica, la recente incursione alle 76 filiali di banche svizzere ha definitivamente rotto l’equilibrio italo-svizzero, catapultando la situazione politica in un contesto non troppo dissimile dal rapporto tra Stati Uniti e Russia alla vigilia della fine del secondo conflitto mondiale.

Non ci resta cha aspettare che venga eretto un muro sul confine con la Svizzera?
In realtà siamo già a buon punto, visti i metodi utilizzati dalle autorità italiane, che effettuano controlli serrati alle frontiere, piazzano telecamere ai valichi e, soprattutto, “eseguono odiose incursioni nelle filiali nel nostro paese”, denunciano gli svizzeri.

La Confederazione, inoltre, si lamenta del fatto che l’Italia non si sia allineata alla decisione dell’Ocse di cancellare Berna della lista grigia dei paradisi fiscali e continuano i negoziati bilaterali per raggiungere un nuovo accordo di doppia imposizione.

Di fronte all’indignazione elvetica il ministro degli esteri italiano Franco Frattini minimizza il tenore dei problemi con Berna.

“L’Italia non ha alcun problema con la Svizzera. Abbiamo un’eccellente relazione, il resto è una questione interna di investigazione della Guardia di finanza che ha eseguito gli ordini impartiti”.

Ma da quello che sembra i rapporti, almeno da parte elvetica, non sono così “eccellenti”. Le minacce al governo italiano si susseguono, e di nuovo si gioca la carta del ricatto: “Non c’è politico o esponente dell’economia italiana che non abbia un conto in Svizzera”, ha dichiarato un banchiere svizzero rimasto anonimo, ex direttore con anni di esperienza alle spalle presso una delle più grandi banche in Ticino.

“Se io parlassi, il governo italiano cadrebbe in un giorno”, ha minacciato dalle colonne del giornale svizzero-tedesco Blick, che ricorda la misteriosa ascesa di Berlusconi e il ruolo decisivo della piazza finanziaria ticinese.

“Grazie al silenzio degli avvocati e delle banche ticinesi”, si legge sul Blick, “non è ancora chiaro da dove sono arrivati i milioni che hanno permesso il sorgere del suo impero costruito attorno alla Fininvest”.

novembre 1, 2009 Pubblicato da mariopesce | notizie, politica | , , , , , , , , , , , | Ancora nessun commento.